Ovini

L’allevamento ovino nel Veneto ebbe, un tempo, notevole importanza e grande rilievo, soprattutto dal punto di vista economico. Notizie che testimoniano l'attività armentizia ci giungono già a partire dal I secolo a.C. da Plinio il Vecchio che parla di lana bianca della Valle Padana, e poi Marziale e Columella che nominano le pecore di Altino, associando in questo modo l'animale alla località di allevamento, e dando così l'idea di razze locali. Agli inizi dell’800, e sino alla metà del ‘900, nel Veneto venivano allevati essenzialmente due diversi tipi di pecore: quello di pianura, che si può identificare con la Padovana, e quello di montagna, rappresentato soprattutto dalla Lamon per il Bellunese e dalla Foza per il Vicentino.

Un particolare ovino autoctono è la Pecora Alpagota. Alpago (Belluno) infatti ha dato il nome ad una razza autoctona di taglia medio-piccola, dalla curiosa maculatura scura sulla testa e sulla parte inferiore degli arti, dal mantello folto, fine e ondulato che la ricopre totalmente, dal ginocchio e dal garretto fino alla fronte. Senza corna, con orecchie piccole e profilo montanino, è una razza rustica, adatta all'ambiente alpino, ma altrettanto adatta all'allevamento in stalla. E' frequente che nascano agnelli con orecchie minuscole, quasi inesistenti, che in Alpago li chiamano "Monghe". Come la maggior parte delle razze autoctone, anche l'alpagota si è drasticamente ridotta e se oggi se ne contano tra i due e i tre mila capi, lo si deve, oltre all'appassionato lavoro dei pochi allevatori rimasti, anche alla Comunità Europea, che inserì l'ovino tra le specie locali minacciate di estinzione, sia al recupero della razza avviato dall'Istituto Professionale di Stato per l'Agricoltura e l'Ambiente "G. Corazzin" di Colle Umberto in provincia di Treviso, che nell'ambito della sua attività di Zootecnia, nel 1996 ha aderito al programma Agroambientale della Regione, relativo all'Allevamento di specie locali in via di estinzione. Nel 1998, con Decreto Legislativo n.173, l'Alpagota venne riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale.

Considerata ovino a triplice attitudine, cioè valida sia per la carne, sia per la produzione di latte e lana, oggi è allevata quasi esclusivamente per l'ottima carne di agnello, purtroppo reperibile solo nella zona dei cinque Comuni dell'Alpago: saporita, tenera e compatta allo stesso tempo, può reggere tranquillamente il confronto con i più celebri pre-salé d'oltralpe. Gli agnelli migliori sono quelli macellati a 55 - 65 giorni dalla nascita e con un peso, da vivi, di 15 - 25 chilogrammi. La carne è utilizzata e preparata in vari modi e in particolare molto in uso nella zona è l'agnello al forno, il carrè in cottura rosa e l'agnello allo spiedo.