Produttori legumi

Legumi

Con il termine legumi si intendono i semi commestibili delle piante appartenenti alla famiglia delle leguminose (papilionacee), che possono essere consumati  allo stato fresco, secco, surgelati e conservati. Le leguminose più usate sono: i fagioli, i piselli, le fave, le lenticchie, i ceci.

Il Veneto è una delle regioni italiane che meglio riesce a coniugare a tavola le antiche ricette con la sperimentazione di nuovi sapori. La cucina veneta è una delle più ricche della penisola, che fa molto uso degli alimenti più "poveri" come i legumi, le verdure, il riso e la pasta. Infatti ancor oggi sono utilizzate in cucina tutte le categorie di ortaggi oltre alle diverse varietà di legumi. Si tratta di prodotti della terra strettamente legati con la storia e con la cultura. Il Veneto è una di quelle terre ancor oggi ricca di prodotti tradizionali dei campi, vantando numerose cultivar coltivate, in certi casi, da secoli. Tra le cultivar che rappresentano meglio la tipicità e le peculiarità del prodotto stesso possiamo nominare il Fagiolino meraviglia di Venezia, il Fagiolo Borlotto Nano di Levada, il Fagiolo di Posina "scalda", il Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese IGP.

Il Fagiolo di Lamon ha ottenuto il riconoscimento IGP dalla CE nel 1996. Introdotto nel bellunese all’inizio del 1500, il fagiolo americano si diffuse rapidamente e sostituì la coltura del pisello. Dal secondo dopoguerra in poi il fagiolo del Feltrino, meglio conosciuto con il nome del paese nel quale viene prevalentemente prodotto, Lamon, si è conquistato spazi sempre più importanti nella cucina e nella letteratura gastronomica sia a livello nazionale che internazionale e il Consorzio di Tutela, istituito nel 1993, sta portando avanti una serie di iniziative per recuperarne l’immagine, la quantità e la qualità. Il Fagiolo di Lamon si produce nel territorio della provincia di Belluno, comprendente le comunità montane Feltrino, Bellunese e Val Belluna e si estende nei seguenti comuni: Alano di Piave, Arsiè, Cesiomaggiore, Feltre, Fonzaso, Lamon, Pedavena, Quero, S. Giustina, S. Gregorio, Lentiai, Mel, Trichiana, Belluno, Sospirolo, Sedico, Ponte, Vas, Limana, Sovramonte, Seren del Grappa. Sono quattro i tipi di fagioli di Lamon: lo "Spagnol", di forma ovoidale; lo "Spagnolet", più piccolo del precedente; il "Calonega", il più grande di tutti; il "Canalino", particolarmente aromatico ma ormai in disuso per via della buccia molto spessa.

La produzione del Fagiolo di Levada è diffusa nei comuni di Pederobba, Cavaso del Tomba, Possagno, Cornuda e Crocetta del Montello. Il prodotto si presenta come una leguminosa con portamento eretto, dai baccelli lunghi tra i 15 e i 17 cm, appiattiti e screziati di rosso su un fondo bianco crema. I fagioli all'interno variano da un numero di sei a otto e si presentano di buone dimensioni, rotondeggianti e allungati, con una caratteristica buccia molto sottile di colore bianco screziato di rosso. Con la cottura produce un brodo chiaro ed acquista un sapore delicato. Il Fagiolo Levada è festeggiato da vari enti, tra i quali la Pro Loco di Camalò, in abbinamento alla Rassegna dei vini Triveneti, la Pro Loco Montelliana per la fiera d’autunno, ad Onigo di Pederobba dove ai primi di settembre si svolge  la festa del “Borlotto nano Leveda” con l’esposizione di prodotti orticoli locali.

Testimonianze raccolte presso i produttori confermano la presenza della coltivazione dell’antica varietà del Fagiolo di Posina Scalda da lunghissimo tempo. Si tratta di un fagiolo marroncino con una riga color oro (fresco si presenta di colore verde), abbastanza piccolo (1,2 cm x 0,8 cm circa) con un baccello di circa 15 cm ed all’interno fagioli in disposizione abbastanza fitta. E’ un fagiolo rampicante, supera i due metri di altezza e continua a crescere su sé stesso oltre l’infrascatura. Ha un fiore bianco scritto di viola. Una pianta ha una produttività di circa 3 kg di fagioli. Date le esigue quantità prodotte, il fagiolo di Posina si può reperire solamente durante la Festa del Fagiolo che si tiene annualmente.

Il Fagiolino Meraviglia di Venezia nel Cavallino e in tutte le zone orticole della laguna ha una storia antica e consolidata al punto che il termine “Venezia” è entrato nella definizione comune della varietà. Nell’Archivio di Stato di Venezia si trovano gli atti del catasto austriaco del 1826, relativi alla classificazione dei terreni agricoli nel territorio di Treporti-Cavallino, nei quali è scritto "Li prodotti principali del territorio sono le uve, frutti, legumi freschi, […]”. Il Fagiolino “mangiatutto” Meraviglia di Venezia si presenta a baccello piatto, senza filo e colorazione uniforme giallo chiaro brillante. Le dimensioni variano in relazione alle due tipologie “rampicante” o “nano” ma normalmente si possono indicare in 16-18 cm di lunghezza per la prima e 10-12 cm per seconda. La larghezza del baccello in entrambe le varietà si aggira sui 1,8-2 cm e lo spessore deve essere quanto più sottile possibile. All’interno contiene semi neri o marroni a completa maturazione. Nonostante le dimensioni i baccelli, se ben turgidi e freschi, sono particolarmente teneri e si spezzano facilmente con le mani. Quella del fagiolino Meraviglia è una produzione di nicchia, e pertanto il prodotto è reperibile solo presso i produttori e i mercati al dettaglio della gronda lagunare nel periodo di produzione, da maggio a ottobre.

Anche il pisello è una coltura tipica del Veneto, in particolare il Pisello di Borso del Grappa era conosciuto fin dai tempi della Serenissima Repubblica Veneta, quando veniva offerto con il riso al Doge in occasione della festa di San Marco. Anche nel Trattato della Natura de’ cibi di Baldassarre Pisanelli del 1659 si trovano riferimento ad un pisello particolarmente dolce proveniente dalla zona di Borso. Altri documenti disponibili attestano che il Pisello veniva coltivato a Borso sin dal 1800.  Spesso, per le povere comunità del luogo i primi “bisi” erano una fonte di reddito marginale, ma importante ed ecco i contadini portare a piedi al mercato di Bassano sacchi di “Bisi de Borso”. Dopo la seconda guerra mondiale, l’emigrazione, la trasformazione e meccanizzazione agraria riducevano ovviamente questa coltura a semplice autoconsumo per le famiglie. Per far ritornare alla sua primitiva importanza tale coltivazione tradizionale è sorta nel 1980-81 "l’Associazione Bisicoltori di Borso del Grappa", che attraverso feste popolari e varie manifestazioni culturali ha promosso la coltivazione dei bisi.