Arte liutaria

L’arte del liutaio in Veneto è molto antica. Probabilmente, i primi non erano neppure stanziali, ma seguivano i menestrelli, oppure erano i menestrelli stessi a costruirsi gli strumenti. Infatti ci sono rimasti pochissimi strumenti del ‘200 o del ‘300, perché era facile che si distruggessero man mano che si usavano. La stessa sorte ha avuto il liuto, strumento estremamente raffinato, da cui il mestiere prende il nome, che però si deteriora facilmente. Erano già presenti i menestrelli che suonavano la musica medioevale con le tironde, le vielle, le rebecche, quando si decise, probabilmente perché motivati dalla necessità di creare una musica più articolata, di costruire non più un solo strumento, ma una intera famiglia. Il violino, la viola, il violoncello nacquero perché ci fu una progettualità, una ricerca nella costruzione di uno strumento prima istintivo, che veniva modificato a turno dal vario artigiano o "marangone". Infatti i primi violini sono frutto del Rinascimento più che del tardo Barocco. E’ infatti in questo periodo storico che nascono i primi veri e propri liutai, provenienti dalla scuola cremonese e dalla scuola bresciana.

In Veneto, la scuola veneziana rappresenta per importanza la terza scuola liutaria italiana. La peculiarità di questa scuola è che non esistano liutai autoctoni ma grazie a un'immigrazione dalla bassa Sassonia e con la creazione del ghetto di Venezia, questa città diventa a livello numerico la più ricca come numero di liutai. È fondamentale l'apporto della liuteria germanica, che influenza stile e idee di costruzione ma che si mescola con un gusto tipicamente italiano; i liutai più rappresentativi di questo ricco periodo veneziano che inizia a fine '600 e termina nei primi anni dell'800 sono Matteo Goffriller, Domenico Montagnana, Pietro Guarneri, Michele Deconet, Giorgio e Santo Serafino e la Famiglia Pelizzon.

Con l'inizio dell'Ottocento Venezia perde la supremazia economica sull'adriatico. Anche la produzione liutaria subisce un ridimensionamento, fino all'arrivo di Eugenio Degani nella seconda metà dell'Ottocento. A Vicenza lavorarono Giacinto Santagiuliana e Giovanni De Lorenzi con l'allievo Francesco Lazzaretti. Nello stesso periodo lavorarono in Veneto Giovanni Fabris, Ettore e Igino Siega, il dottor Gaetano Chiocchi e Pippo Santanastasio.